1917 L'appello alla pace a tutti i belligeranti di Benedetto XV : chiamò la guerra un' "inutile strage".
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- 21 mar 2024
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Dal terzo volume Volume " L'italia dal 2001 al 2006" della collana " Breve storia della II e III Repubblica e dello Stato Sociale"
Il domenicano Antonin Sertillages, portavoce della frangia più nazionalista del clero francese, in un sermone tenuto alla Madeleine, a Parigi, il 10 dicembre 1917, davanti a molti vescovi e a tutte le autorità civili disse: “Santo Padre, noi non possiamo al momento raccogliere il Vostro appello alla pace […] la pace francese non sarà la pace dei diplomatici, né la pace di Stoccolma, né la pace dei Soviet, né la pace illusoria dei nostri socialisti […] sarà la pace della guerra aspra e condotta fino alla fine, la pace della potenza”.
Nel 1917 con l’aggravarsi delle relazioni tra gli Stati Uniti e la Germania, a causa della guerra sottomarina di quest’ultima, l’America dichiarò guerra alla Germania. Il Papa nonostante sembrasse ormai inutile insistere sulla pace il 1° agosto pubblicò una nota che rappresenta il documento più famoso di Benedetto XV, con la ben conosciuta espressione dell’«inutile strage[1]». Il Papa ancor una volta si appellava al dovere morale che ha nei confronti di tutti i suoi fedeli ed è questo che lo spinge a cercare la pace e un accordo tra i popoli. Si trattò di un appello paterno per i suoi figli travagliati. Una parte considerevole della nota era riservata a proposte concrete su cui i popoli belligeranti dovrebbero, se non applicarle, almeno rifletterci sopra. Erano delle indicazioni pratiche che secondo il pontefice potevano, senza dubbio, portare a una “pace giusta e duratura”. I punti salienti del papa erano:
- sostituzione della forza delle armi con quella del diritto;
- diminuzione simultanea degli armamenti da parte di tutti;
- introduzione dell’arbitrato internazionale con funzione di tutela della pace;
- libera comunicazione via terra e via mare;
- contributo reciproco alle spese dei danni della guerra;
- liberazione dei territori conquistati durante il conflitto, e per ultimo;
- esaminare con spirito conciliante di equità e di giustizia gli altri territori che hanno rappresentato motivo di agitazione fra diversi paesi ancor prima della guerra.
Le risposte dei paesi belligeranti alla nota furono del tutto deludenti. La Francia con il primo ministro Clemenceau non rispose neppure al “Pape boche”. Solo Carlo I d’Austria era favorevole, ma l’Austria ora dipendeva militarmente ed economicamente dalla Germania. Gli Alleati consapevoli della loro superiorità militare non erano più interessati ad un armistizio.
Il 3 marzo 1918 la Russia ormai esausta e con il bolscevico Lenin al potere firmò la pace. La Germania, liberatosi il fronte orientale, tentava un ultimo affondo sul fronte occidentale prima del massiccio arrivo di uomini e armamenti americani, ma fallì ad Amiens l’8-10 Agosto. La Bulgaria si arrese il 26 settembre, l’Austria il 4 novembre e l’11 novembre anche la Germania collassava. Di fronte ad un’Europa affamata e con l’epidemia “spagnola” in corso, che avrebbe fatto più vittime della guerra, il Papa si concentrò esclusivamente sugli aspetti umanitari cercando di alleviare, per quanto possibile i dolori delle genti. Secondo alcuni, le quantità di denaro che il papa Della Chiesa spese durante tutta la guerra furono di 82 milioni di lire d’oro, somma considerata enorme.
[1] Un papa contro l’inutile strage - Quando il conflitto durava ormai da tempo, si alzò contro la guerra anche la voce del pontefice Benedetto XV con un appello ai paesi belligeranti del 1° agosto 1917: “In sì angoscioso stato di cose, dinanzi a così grave minaccia. Noi, non per mire politiche particolari, né per suggerimento od interesse di alcuna delle parti belligeranti, ma mossi unicamente dalla coscienza del supremo dovere di Padre comune dei fedeli, dal sospiro dei figli che invocano l’opera Nostra e la Nostra parola pacificatrice, dalla voce stessa dell’umanità e della ragione, alziamo nuovamente il grido di pace e rinnoviamo un caldo appello a chi tiene in mano le sorti delle Nazioni. Ma per non contenerci più sulle generali, come le circostanze Ci suggerirono in passato, vogliamo ora discendere a proposte più concrete e pratiche. Siamo animati dalla cara e soave speranza di vederle accettate, e di giungere quanto prima alla cessazione di questa lotta tremenda, la quale ogni giorno di più apparisce inutile strage. Benedetto XV, 1917”.
LA FRANCIA CONTRO PAPA BENEDETTO XV
La voce di Papa Benedetto XV che invocava una pace senza vinti né vincitori rimase non solo inascoltata, ma inaccettabile. Inoltre il Papa non accennò mai alle atrocità tedesche perpetrate in Belgio e non accennò al fatto che Francia e Belgio erano i paesi aggrediti. Clémenceau chiamò Benedetto XV “le Pape Boche” e Léon Bloy lo chiamò “Pilate XV”. La constatazione che la morte poteva colpire il giorno dopo, insieme alle carneficine senza senso, provocò in alcuni la perdita della fede in altri la sua scoperta. Ma il fenomeno religioso non fu duraturo: dopo la guerra le chiese rimasero sempre vuote, eccetto durante la commemorazione dei morti e nell’anniversario della vittoria, l’11 novembre. In ogni caso nei quattro terribili anni di guerra le Chiese aiutarono a tenere alto il morale ei soldati ed aiutarono la società francese a volere la vittoria e a continuare fino alla fine. Il domenicano Antonin Sertillages, portavoce della frangia più nazionalista del clero francese, in un sermone tenuto alla Madeleine, a Parigi, il 10 dicembre 1917, davanti a molti vescovi e a tutte le autorità civili disse: “Santo Padre, noi non possiamo al momento raccogliere il Vostro appello alla pace […] la pace francese non sarà la pace dei diplomatici, né la pace di Stoccolma, né la pace dei Soviet, né la pace illusoria dei nostri socialisti […] sarà la pace della guerra aspra e condotta fino alla fine, la pace della potenza”.






















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