1918 /1945 Fine del Liberismo in favore del protezionismo e dell’autarchia
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- 10 apr 2025
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Dalla collana in undici volumi: Storia della II e III Repubblica dal 1994 al 2018 e dello Stato Sociale . Autore : Silvano Zanetti
Disponibile su Amazon anche in formato e-book €4,9 per volume iv ISBN 978-88-254-2296-2
4.1 – Lo sconvolgimento dell’Europa dopo la Pace di Versailles
La prima guerra mondiale fu una guerra di massa che lasciò tutte le parti con una pesante eredità d’insoddisfazione e di rivendicazioni tra i vincitori e vinti.42
Nella conferenza di Pace, tenutasi a Parigi, tra il gennaio e il giugno del 1919, furono decise le sorti dei paesi sconfitti e la carta dell’Europa subì sostanziali modifiche. Durante la conferenza fra i “14 punti “che il Presidente americano Wilson aveva esposto al congresso USA nel gennaio 1818 era compreso:
“b) La libertà di commercio e l’abolizione delle dogane. Chiaramente l’emergente grande potenza (gli USA) voleva avere le mani libere per esportare i suoi prodotti agricoli ed industriali, come precedentemente avevano fatto la Gran Bretagna e verso la fine del secolo la Cina.
4.2 – La fine del Liberismo economico e la crescita del ruolo dello Stato nell’economia
In quanto mobilitazione di massa, la Grande guerra richiese un enorme sforzo industriale. Divenne necessario produrre armi, navi, cannoni in quantità sempre maggiori. Inoltre l’ingresso di sofisticate armi tecnologiche (sommergibili, carri armati, aeroplani, mitragliatrici e armi chimiche) richiese un grande investimento economico e fu chiaro a tutti che per vincere occorreva produrre armi sempre più sofisticate. E così si venne cementando il rapporto tra Scienza, Tecnica, Industria e lo Stato.
Lo Stato rastrellava i capitali, ricorrendo a prestiti nazionali, appellandosi al patriottismo, a prestiti internazionali e alla stampa di carta moneta (creando inflazione), decise cosa e quanto produrre, assumendo – nel periodo di guerra – un vero e proprio ruolo di direzione e di pianificazione della vita economica del Paese. I settori favoriti dalla guerra furono quelli in cui più consistente era la domanda: fabbriche belliche che crebbero a dismisura e che realizzarono ingenti profitti. Ma a fine conflitto le nazioni dovettero affrontare altri problemi.
a) il problema della riconversione produttiva delle industrie che si erano convertite per la produzione bellica, il tasso di disoccupazione dei reduci ad esempio nel primo biennio postbellico fu molto elevato;
b) il deficit pubblico causato dalle spese belliche e dai costi per l’assistenza da parte dello Stato ai feriti, agli invalidi, alle vedove;
c) L’inflazione e la svalutazione45 monetaria provocate dall’abbondanza di carta moneta stampata negli anni della guerra, dalla penuria di generi di consumo e dalla speculazione del mercato nero, con cui fu ridimensionata la classe media.
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5.4 – Trasformazioni usi e costumi e del modello industriale
. Nel 1920 il XXI emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America, passò alla ratifica, dando in tal modo alle donne il diritto di voto in tutto il territorio federale ed il diritto di accesso a tutte le professioni come erano già abituate dai tempi della conquista del west.
Le industrie, dal modello industriale capitalista familiare del XIX secolo, erano mutate in un complesso sistema burocratico plasmato da multinazionali o conglomerati, con decine di migliaia di dipendenti e diversificate in settori di attività.
L’Azienda capitalista familiare, che aveva portato prosperità alla maggior parte della società americana negli anni 1920, era stata sostituita da grandi aziende impersonali gestite da manager superesperti, ben pagati, che assumevano decisioni imprenditoriali……………………
5.5 – La "Coolidge Prosperity"
Calvin Colidge divenne Presidente degli Stati Uniti nel 1922 per due mandati e questo periodo di tempo, fino al 1929, fu di sette anni grassi biblici. Fu il tempo della prosperità chiamato anche "Golden Glow" (splendido bagliore). Entrarono in vigore nuovi dazi doganali per proteggere l’industria indigena e si scelse una politica estera isolazionista, ovvero nessun coinvolgimento in affari esteri. Il Senato non sottoscrisse l’istituzione della Società delle Nazioni.
Nuove tecnologie, risorse energetiche petrolio, gestione scientifica e tecniche combinate per rendere la produzione più efficiente (la catena di montaggio) e per ridurre i costi aveva consentito all’industria Henry Ford industries nell'ottobre 1925 "di produrre un Modello T completo ogni dieci secondi". L’invenzione della radio figlia della telegrafia senza fili di Guglielmo Marconi ebbe un impatto dirompente sulla comunicazione di massa, sulla pubblicità che finanziava le trasmissioni radiofoniche e generò profitti stratosferici.
5.11 – La Grande Depressione / protezionismo ed autarchia di tutti i Paesi.
La Grande Depressione iniziò nell'estate del 1929, forse già a giugno. Proprio nel momento in cui il Presidente degli Stati Uniti dichiarava alla nazione che mai nessun Paese aveva goduto di tanta prosperità.
La flessione iniziale fu relativamente moderata, ma la contrazione economica subì un'accelerazione dopo il crollo del mercato azionario alla fine di ottobre. Il PIL reale totale scese del 10,2% dal 1929 al 1930, mentre il PIL reale pro capite scese dell'11,5% dal 1929 al 1930.
La Grande Depressione della fine degli anni 1920 – 1930 rimane tuttora la recessione economica più lunga e grave nella storia moderna. Durata quasi 10 anni (dalla fine del 1929 fino a circa il 1939), interessò quasi tutti i paesi del mondo, fu caratterizzata da forti cali della produzione industriale e dei prezzi (deflazione), disoccupazione di massa, fallimenti delle banche e forte aumento dei tassi di povertà e dei senzatetto.
Nei primi anni del decennio 1920 vi era stata una ripresa economica mondiale ed un boom di borsa (azioni quotate fino a 10 volte il loro valore reale) dovuto alle innovazioni tecniche riguardanti la produzione di massa di apparecchi telefonici, telegrafici e radiofonici. Per la prima volta della storia umana era possibile udire in diretta la voce di tutte le persone e le informazioni potevano essere trasmesse in tempo reale. La carta stampata era improvvisamente diventata obsoleta. Ma in breve tempo il tutto si sgonfiò e molti risparmiatori-speculatori si ridussero sul lastrico; in compenso i-curatori fallimentari si trovarono con un sacco di lavoro.
Dopo il 1925, terminata l’infatuazione per i titoli radiotelefonici crollati in Borsa la speculazione, si scatenò sui titoli bancari, immobiliari ed assicurativi. La gigantesca bisca mondiale accompagnata ad una sovrapproduzione si sgonfiò nell’ottobre del 1929 e questa volta i curatori fallimentari, le polizie giudiziarie, i coroners, tutti dovettero ricorrere agli straordinari. Tutti gli Stati per proteggersi ricorsero al protezionismo e questo causò una reazione a catena causando il crollo del commercio internazionale e con esso la produzione di ogni nazione. Keynes aveva suggerito che il modo migliore per uscire dalla crisi era una serie di investimenti pubblici nelle infrastrutture, nella sanità, nella scuola a costo di avere un deficit di bilancio. E questo divenne il programma del Presidente americano F.D. Roosevelt con il “New Deal”.
Negli Stati Uniti, dove gli effetti della “Great Depression” furono generalmente peggiori, tra il 1929 e il 1933 la produzione industriale scese di quasi il 47%, il prodotto interno lordo (PIL) diminuì del 30% e la disoccupazione arrivò al 20%. In confronto, durante la Grande Recessione del 2007-2009, la seconda più grande recessione economica nella storia degli Stati Uniti, il PIL diminuì del 4,3% e la disoccupazione raggiunse quasi il 10%.53
5.13 – Il crollo del mercato azionario del 1929
Grafico IV.6: il crollo della borsa americana nel 1929.
Panico bancario e contrazione monetaria.
Nel 1933 un quinto delle banche esistenti nel 1930 era fallito, costringendo la nuova amministrazione di Franklin Delano Roosevelt a dichiarare una "bank-holiday" di quattro giorni” (successivamente prorogata di tre giorni), durante i quali tutte le banche del Paese rimasero chiuse fino a quando non furono in grado di dimostrare la propria solvibilità agli ispettori governativi. La conseguenza naturale dei fallimenti bancari diffusi fu la diminuzione della spesa dei consumatori e degli investimenti aziendali, perché c'erano meno banche che prestavano denaro (credit crunch – restrizione del credito). C'era anche meno denaro da prestare, in parte perché la gente lo accumulava sotto forma di contanti. Secondo alcuni studiosi, il problema fu aggravato dalla Federal Reserve che alzò i tassi di interesse (deprimendo ulteriormente i prestiti) e ridotto deliberatamente l'offerta di moneta nella convinzione che ciò fosse necessario per mantenere il gold standard, in base al quale gli Stati Uniti e molti altri paesi avevano legato il valore delle loro valute a una quantità fissa di oro. La ridotta offerta di moneta a sua volta abbassò i prezzi, il che scoraggiò ulteriormente i prestiti e gli investimenti, per il timore che i salari e i profitti futuri non sarebbero stati sufficienti a coprire il rimborso dei prestiti.
5.14 – Il gold standard
Quali che fossero i suoi effetti sull'offerta di moneta negli Stati Uniti, il gold standard svolse indubbiamente un ruolo nella diffusione della Grande Depressione dagli Stati Uniti ad altri paesi. Contemporaneamente al calo della produzione e della deflazione, gli Stati Uniti registrarono un surplus commerciale con altri paesi perché gli americani stavano acquistando meno merci importate, mentre le esportazioni americane erano relativamente più economiche.
Tali squilibri generarono significativi deflussi di oro dall'estero verso gli Stati Uniti, essendo tutte le valute ancorate all’oro. Tutto questo indusse i paesi con deficit nella bilancia commerciale a svalutare le proprie valute quando videro le loro riserve auree esaurirsi. Di conseguenza, le banche centrali estere tentarono di contrastare lo squilibrio commerciale aumentando i tassi di interesse, che ebbero l'effetto di ridurre la produzione e i prezzi e di aumentare la disoccupazione nei loro paesi. La conseguente decrescita economica internazionale, soprattutto in Europa, seguì a ruota quella degli Stati Uniti.
5.15 – La diminuzione dei prestiti e delle tariffe internazionali
Alla fine degli anni 1920, mentre l'economia statunitense era ancora in espansione, i prestiti delle banche statunitensi a paesi stranieri diminuirono, in parte a causa dei tassi di interesse statunitensi relativamente alti. Il calo contribuì ad accentuare la deflazione in alcuni paesi mutuatari, in particolare Germania, Argentina e Brasile, le cui economie entrarono in fase di recessione ancor prima dell'inizio della Grande Depressione negli Stati Uniti. Nel frattempo, gli agricoltori americani, soffrendo a causa della sovrapproduzione e della maggiore concorrenza da parte dei produttori agricoli europei e di altri, fecero pressioni sul Congresso per l'approvazione di nuove tariffe sulle importazioni agricole. Alla fine il Congresso adottò un'ampia legislazione, lo Smoot-Hawley Tariff Act (1930), che imponeva tariffe elevate (in media del 20%) su un'ampia gamma di prodotti agricoli e industriali. La legislazione provocò naturalmente misure di ritorsione da parte di molti altri paesi, il cui effetto cumulativo fu il calo della produzione in diversi paesi e una riduzione del commercio globale.
In generale, i paesi che abbandonarono il gold standard e/o svalutarono le loro valute, o in alternativa aumentarono la loro offerta di moneta, si ripresero per primi. La Gran Bretagna abbandonò il gold standard nel 1931 e gli Stati Uniti svalutarono effettivamente il dollaro 1933).
L'espansione monetaria finalizzata alla creazione di opere pubbliche con la creazione di nuovi posti di lavoro del New Deal e i programmi di assistenza sociale e di aumento della spesa per la difesa durante l'inizio della seconda guerra mondiale, presumibilmente concorsero all’aumento del reddito dei consumatori e della domanda aggregata.
Le cause della grande depressione nel 1929 furono molto simili a quanto accadde nel mondo occidentale nel 2008 con la crisi finanziaria iniziata nel 2007 con il fallimento della banca Lehman Brothers.






















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