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Autonomia differenziata: la Corte Costituzionale non la boccia ma richiede alcune modifiche

  • Immagine del redattore: Progressisti lombardi Blog di informazione
    Progressisti lombardi Blog di informazione
  • 21 nov 2024
  • Tempo di lettura: 3 min

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La Corte Costituzionale ha messo un freno alla legge sull'autonomia differenziata, dichiarando illegittime alcune delle sue disposizioni, accogliendo parzialmente i ricorsi presentati da Puglia, Toscana, Sardegna e Campania.I giudici costituzionali hanno ritenuto che alcune parti della legge, in particolare quelle relative alla definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) e alla distribuzione delle risorse, non fossero conformi alla Costituzione. In sostanza, la Corte ha sottolineato l'importanza di garantire l'uguaglianza dei diritti dei cittadini su tutto il territorio nazionale e di evitare eccessive disparità tra le regioni. Il Parlamento dovrà ora modificare la legge per adeguarla alle indicazioni della Corte, colmando i vuoti normativi e garantendo la conformità ai principi costituzionali.

Il futuro del referendum popolare, pertanto, ora è incerto. La Corte di Cassazione dovrà valutare la sua ammissibilità alla luce delle modifiche che la legge subirà.

Punti chiave della sentenza:Delega al Governo insufficiente: La Corte ha criticato la delega legislativa conferita al Governo per definire i dettagli dell'autonomia, ritenendola priva di criteri sufficientemente chiari e circoscritti.Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP): La procedura utilizzata per definire i LEP è stata giudicata incostituzionale, in quanto basata sulla spesa storica degli enti locali e non su criteri oggettivi e uniformi su tutto il territorio nazionale.Ruolo del Parlamento: La Corte ha sottolineato l'importanza del ruolo del Parlamento nel processo legislativo, che non può essere limitato da atti amministrati.


Gruppo parlamentari PD :Autonomia: Sarracino, dopo sentenza Corte per Calderoli è game over

  • 19/11/2024

“Ministro Calderoli, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, la sua autonomia differenziata non esiste più. È finita, game over! L'impianto su cui si reggeva è stato totalmente demolito. Dica definitivamente addio al suo progetto, alla sua idea sbagliata, ingiusta, di spaccare l'Italia perché il suo disegno è stato cancellato. Se ne faccia una ragione”. Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato dem Marco Sarracino, responsabile nazionale Mezzogiorno del Pd, nel corso delle dichiarazioni di voto finali sulle mozioni delle opposizioni relative all’Autonomia differenziata.

“Quello che volevate fare – ha concluso Sarracino - è del tutto coerente con l'attuale disegno della destra italiana. Sono due anni, infatti che questo governo, se la prende sempre con chi è più debole, con chi è più povero, con i cittadini del Sud con quelli delle aree. Questo è il governo più antimeridionalista della storia repubblicana. Non ci fermeremo fino a quando questa legge non verrà cancellata, ve lo abbiamo detto centinaia di volte e continueremo a farlo. Anche oggi, caro governo, caro ministro, l'Italia è una e indivisibile e resterà tale nonostante voi, fatevene una ragione”.


Calderoli ministro per gli affari regionali e le autonomie nel governo Meloni.

Il giudizio sulla decisione: «L’impianto della legge ha retto»

Il ministro smonta le critiche di chi ritiene che della sua legge sia rimasto solo uno scheletro: «Questa è una sciocchezza. La mia legge è fatta di 11 articoli e 45 commi, le Regioni di centrosinistra hanno contestato 43 dei 45 commi. La Consulta ha riscontrato 7 motivi su 60 di incostituzionalità che provvederemo a rimuovere. Risultato? L’impianto della legge ha retto. Io recepirò alla lettera tutti i rilievi. Dopo di che, non c’è più nulla da dire…».

Sul referendum: «Non ritengo possa raggiungere il quorum»

Dopo la sentenza della Corte in molti si sono chiesti se il referendum invocato dalle opposizioni e presentato all’Ufficio centrale della Corte di Cassazione si svolgerà. Ma ciò non preoccupa Calderoli: «A me il referendum non fa paura, perché non ho mai creduto che fosse ammissibile. E non lo credo ancora più ora dopo l’intervento della Consulta. Non ritengo poi che possa raggiungere il quorum e quindi trasformarsi in un rischio per la nostra riforma». E sul tema che il possibile stop dell’autonomia differenziata sia legato a doppio filo con il destino della legge sul premierato, risponde: «È una competizione inesistente. I percorsi sono ampiamente separati e tali restano. Il premierato è una riforma costituzionale, richiede più tempo, ma vogliamo realizzarli entrambi»

Il problema dei Lep

«Rispetto alle censure della Consulta a mia discolpa ho il fatto di avere usato una prassi consolidata dal passato e di muovermi in un territorio incognito», risponde il ministro. Che spiega anche come intende muoversi per definire i Lep: «Sui livelli essenziali di prestazione, i Lep, nel caso della sanità sono stati definiti con un decreto del presidente del Consiglio dei ministri e sempre dpcm sono stati utilizzati per le misure anti Covid nel governo Conte. Però questo strumento è considerato inidoneo per la definizione dei lep nell’autonomia differenziata. Se vogliono una fonte di rango primario, una legge del Parlamento o una legge delega, lo faremo». Così chiarisce: «Sui Lep ho intenzione di presentare una legge delega ad hoc. Per il resto emendamenti. Entro fine 2025 dovremmo esserci».

 
 
 

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