Elezioni regionali : il campo largo funziona grazie alla legge elettorale maggioritaria
- Progressisti lombardi Blog di informazione

- 26 set 2024
- Tempo di lettura: 3 min

Azione di Carlo Calenda non ha alcuna intenzione di fare alleanze politiche strutturate, soprattutto per il Parlamento, con Fratoianni, Bonelli e Conte
Forse alle elezioni regionali , ma mai alle Politiche, ci sarà una coalizione che comprenderà AVS, Pd, M5S Azione e Italia Viva. Nei 5 Stelle al di là dello scontro tra Giuseppe Conte e Beppe Grillo, fanno un ragionamento molto semplice: Matteo Renzi ha preso 200.000 preferenze alle elezioni europee senza presentarsi nella circoscrizione Nord-Est, mettiamo pure che arrivi al massimo a 400.000 voti (stima ottimistica), ma quanti ne fa perdere ai pentastellati?Molti di più, dicono dal partito dell'ex premier Conte. E quindi? Niente alleanze: o noi o loro. Non solo. Azione di Carlo Calenda non ha alcuna intenzione di fare alleanze politiche strutturate, soprattutto per il Parlamento, con Fratoianni, Bonelli e Conte. Nessuna possibilità.
Queste sono le schermaglie ma il campo largo alle regionali si farà perchè solo con questo si può vincere.
Per ironia delle sorte la vittoria del campo largo è favorita dalla legge elettorale che per le regioni è di tipo maggioritario con indicazione vincolante del leader che sfiduciato può indire elezioni anticipate. I piccoli partiti nel corso della legislatura dovranno mordere il freno, ed accontentarsi delle briciole per soddisfare la loro clientela. In caso di elezioni anticipate devono affrontare il rischio di estromissione. Gli italiani vogliono, democraticamente, la governabilità. Per ironia della sorte l'efficienza dei governi regionali si basa su una legge elettorale maggioritaria e che rafforza il potere contrattuale del governatore, molto simile a quanto si discute in Parlamento sulla riforma del premierato furiosamente osteggiata dal centrosinistra.
Se invece si guarda storicamente alle elezioni politiche dal 1994 in poi con la nuova legge elettorale maggioritaria, ma solo con indicazione del leader senza alcun vincolo, il campo largo fu un'ammucchiata di partiti e partitini intenti a scannarsi. Basti ricordare le elezioni vinte nel 1996 da Romano Prodi, un generale senza truppe, a capo di una ammucchiata di centrosinistra chiamata Ulivo. Dopo due anni e dopo avere portato l'Italia nella UE con finanziarie lacrime e sangue fu silurato da D'Alema & Bertinotti. Nel 2006 ancora Prodi, vittima predestinata della nuova accozzaglia di partiti (stavolta chiamata UNIONE) , vinceva le elezioni, ma solo dopo due anni veniva folgorato da Bertinotti ( Rifondazione comunista) e Mastella (EUR). Il nuovo segretario del PD Veltroni di fronte a questo caos impose la linea dura : " MAI PIU' ALLEANZE CON PARTITINI. Il PD MARCERA' DA SOLO, CHI VUOLE AGGREGARSI DOVRA' FARLO ALLE NOSTRE CONDIZIONI". Il seguito del PD fu un zigzagare tra aspirazioni maggioritarie e patteggiamenti di coalizione. Solo Renzi con la vittoria alle elezioni europee del 2014 con il 40%, una maggioranza mai vista, avrebbe potuto dare una svolta riformista alla politica Italiana. Ma con un referendum palingenesi si suicidava con le sue mani. Certo per il 50% per colpa sua e del suo arrogante cerchio magico e per un altro 50% per colpa della cosiddetta estrema sinistra massimalista e con l'aiuto di Bersani & Co. Cgil, ed Anpi.
Purtroppo gli sforzi della sinistra riformista da Turati (inizio 1900) in poi sono sempre stati vanificati da una sinistra massimalista.
Per dettagli storici consultare : " Breve storia delle II e III Repubblica dal 1994 al 2018 e dello Stato Sociale". di Silvano Zanetti disponibile anche come e-book su Amazon, Feltrinelli,"






















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